IL CULTO DELLE ACQUE

L'acqua era un elemento fondamentale della spiritualità nuragica, certamente collegato al tema della fecondità agricola. Apparentemente il culto delle acque era il vero fulcro originario della religione dei nuragici, che si sviluppò nei secoli grazie ai contatti con gli altri popoli mediterranei, arrivando a includere elementi di politeismo antropomorfo comuni alle altre culture dell’età del bronzo. Le vestigia nuragiche comprendono una grande varietà di luoghi deputati al culto delle acque, le strutture culturali più rappresentantive sono i pozzi sacri, strutture verticali create per intercettare l’acqua di falda e con coperture a tholos che davano origine ad un ambiente ipogeico al quale si accedeva attraverso una rampa di scale all'interno di un vestibolo, il tutto racchiuso da recinti sacri. Nelle fonti sacre, come quella di Su Tempiesu, le acque sorgive venivano raccolte in celle protette da piccoli edifici preceduti da un lastricato.

La foto raffigura: Pozzo di S. Cristina - Credits: Fabrizio Pinna

Il culto dei morti

Al culto delle acque, così intimamente legato al concetto della vita per una società di agricoltori, fa da contrappeso l’altra grande evidenza monumentale della spiritualità nuragica: il culto dei morti. La traccia più evidente della spiritualità legata ala morte sono le tombe dei giganti, sepolture collettive che fungevano da centri per il culto degli antenati intorno ai quali si cementavano i legami delle antiche comunità sarde. Le costruzioni dalla lunga pianta absidata avevano dinnanzi alla facciata un’esedra delimitata da due bracci di pietre monolitiche che si diramavano dalla stele principale. La presenza di un sedile lungo la facciata testimonia come lo spazio antecedente alla tomba fosse deputato alle funzioni commemorative.

La foto raffigura: Tombe di S'Ena 'e Thomes - Credits: Fabrizio Pinna

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